Teatro

http://www.unesco.it/cni/index.php/news/320–giornata-mondiale-unesco-per-la-diversita-culturale-2015

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NOTTE NERA

 Sinossi

La pièce teatrale Notte Nera ha segnato l’avvio dell’unicum artistico di Claudia Bellocchi sull’abuso e maltrattamento minorile con l’evento TANALIBERATUTTI, coniugando l’esposizione delle opere pittoriche e la videoinstallazione, dando voce, oltre che visualità, all’argomento.

Notte Nera esprime il vissuto della protagonista, una donna trafitta nell’infanzia. Il trauma infantile irrisolto si trasforma in una gabbia che reiteratamente si attiva nella protagonista ormai adulta.

In Notte Nera la drammatizzazione del dolore (πάθος) coinvolge il pubblico nella dimensione più profonda dell’empatia e dell’irrazionale creando un’adesione immediata e intima alla sofferenza dell’abuso. Il corpo nudo della voce recitante, irrompe nella quiete dello spettatore e cambia codici stantii e strutture preconcette: ciascuno ha l’occasione di riprendere contatto con la parte più autentica di sé. E’ un dialogo profondo, il possibile viatico per una nuova consapevolezza.

Il corto sarà presentato e patrocinato dal Museo de las Mujeres, fuori concorso, a Buenos Aires a fine novembre 2015, in occasione della seconda edizione del Festival Nacional de Teatro sobre Violencia de Género.

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MONOLOGO

Notte nera, marea che invadi la mia mente; incantatrice, conduci vermi striscianti attorno al mio corpo inerme. Fossi già morta e putrida! Ma è viva la mia sofferenza, sordida e laida come la cantilena, che governa il mio intelletto, ossimoro sapiente, faro senza luce.

Notte, fuori dal mondo, già non voglio più, neppur io mi perdono: ho accolto l’immagine deformante, quel marchio che sento ovunque senza soluzione. Cos’è rimasto? La confusione appare e scompare come intermittente segnale di aiuto del mio percorso, scomposto, fratturato, slogato; il dirupo chiamava: volevo solo Amore!

Il Minotauro grida nel suo labirinto; la bestia che non ha pensieri s’incontra con l’uomo, muore e rinasce in lui, ma io non fui Cassandra né chiesi la testa del Battista, senza musica fu la mia infanzia eppure ancora ora continuo a sentire la mia colpa: Volevo solo Amore.

Fuori dal Mondo! Cos’è vero, cosa un sogno o fantasia? Notte, giaci nelle pieghe dei miei ricordi, sfinge dai sette serpenti ghigni sprezzante mentre continui a trafiggere le mie carni nelle stesse ferite del periplo familiare, eccezione vergognosa, pelle lebbrosa: vorrei scarnificarmi!

Una Notte in dormiveglia apparve un’immagine come di me alla quale veniva proposto in bocca il membro come un orpello. Si, proprio lui nella mia bocca! Cercai di indagare, non so perché presi sul serio quel sogno, in fondo mia sorella mi rassicurava: anche lei aveva una fantasia fertile! … e mio padre alle mie domande rispose, che se fosse successo qualcosa, sarebbe potuto essere stato d’estate.

Così incidentalmente cercai un filo inesistente legando ricordi di quelle carezze ricevute, che ai 13 anni mi sembravano tenere e piacevoli ma ai 18 ingombranti, fastidiose, sudiciamente invasive. Avvertivo un’ambiguità che non afferravo. Si, me le ricordo davvero e cercavo di toglierla la sua mano. Non ho mai ricevuto scuse, solo i suoi occhi da cane bastonato, perché in fondo lo so, la colpa era proprio la mia. Sì mia, anche quando mio fratello mi fece sentire qualcosa sulla schiena che sembrava anch’esso un orpello. Ma al mio appello, mia madre quasi sembrò non capire: non c’era da turbare nessuno. Continuai a dormire in quella stessa stanza.

Abusi schivati d’insospettabili mi riportavano di nuovo là in quella storia antica alla quale non riuscivo a sfuggire. Ah, Vorrei farmi del male sul male che ricevo, per la rabbia di vedermi ancora inchiodata qua quasi crocifissa: quanto dovrò ancora pagare? Quanto male ancora ne riceverò? Amata senza amore. La mia bellezza mi appariva un’impostura, la patina di accettabilità, che mascherava la mia vergogna.

No, non posso più! Piccola mia continui a sentire spettri ammassati, corpi abbattuti e mani che toccano le carni.

Lucidità meretrice accogli l’altrui ragione senza soluzione, in eclissi mortali sbaragli il mio percorso dove ombre trasmutano e si rivelano improvvise. E ancora navi fantasma di scheletri ridenti dai denti stridenti e urla strozzate per la vuota memoria di un’infanzia rubata. Sei tu e sono io.

Piangi quell’aiuto mai ricevuto, per osmosi assumevi quel disagio accontentandoti d’escrementi per saziarti. Cosa vale la mia vita? Una casa dalle cui finestre appaiono assassini mentre continuano a entrare insetti come se fossero richiamati da un mare di sudore e di vomito. Forse non avrei meritato una vita degna, anche se avessi saputo cosa realmente fosse!

Nausea, non riesco a far fuoriuscire quelle parole impronunciabili. Poter raccontare ancora. Fiotti come sbocchi di sangue nero dalla mia bocca mentre tossisco ali d’insetti e polvere di metallo. Vorrei liberarmi dal pantano o almeno espellere quel rospo di parole aggrovigliate che mi tormentano.

Angoscia, pericolo incombente, paura dell’invisibile incombente. Arriverà, è arrivato o non se n’è più andato? C’è, c’è, anche se in contumacia!

Non vedo, non ricordo… è solo un delirio, se è un sogno, non può essere realtà… e così alla fine non posso fidarmi di me, di voi, di nessuno! Follia, partire e tornare da una meta insistente, fuoco fatuo di un focolare apparente, che brucia freddo abbozzato su una parete, senza intonaco… senza parete….. senza ……

Flyer

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