“Melimé e la teoria della paella”

“Per una serie di fortunosi eventi contrari”

Per una serie di fortunosi eventi contrari, lo spettacolo previsto da mangiafuoco non si svolgerà: è accaduto che l’attrice si sia dissolta, lasciando come unica traccia il vestito di scena. Evento contrario, dunque, ma fortunoso, in quanto la scena lasciata vuota sarà colmata dalla stessa artista, che giocherà per la prima volta in prima persona con la lettura interpretata del testo dello spettacolo.

L’occasione di proporre una nuova narrazione, per immagini e parole, nell’ambito di Storie Contemporanee è diventata la scintilla affinché il lavoro dell’artista da un piccolo racconto che parlava principalmente del mondo dei personaggi fantastici dell’Altrove: Melimé, Pixie e GingerBellTakeItEasy divenisse un romanzo, sintesi degli ultimi anni di lavoro artistico e introspettivo. Dall’ALTROVE, l’autrice procedendo in un gioco di dualità e contrapposizioni ha introdotto anche il QUI – narrato da un quarto personaggio Frankie – facendo dialogare i due mondi.

Qual è il finale del racconto? Ma lo spoiler di un romanzo non si fa! Soprattutto quando l’autrice non l’ha ancora ben definito. Vi posso solo anticipare che, tra il QUI narrato da Frankie e l’ALTROVE descritto da Melimé, ha vinto l’OLTRE.

L’artista è andata OLTRE il gioco del doppio, degli specchi e delle matrioske.

Claudia Bellocchi

Introduzione (canzone Paolo Poli):

Ai romani piaceva la biga più dinamica della lettiga. I cavalli vedevi tirar e la biga sentivi tirar.

Fu Poppea capricciosa sovrana a cui venne la voglia balsana, per tener tutti gli uomini all’erta, circolò con la biga scoperta.

Agrippina pretese l’auriga, per tenerselo sopra la biga, mentre Claudio il suo vecchio marito non si mosse neppur con un dito.

Poi Cleopatra regina un po’ folle applicava alla biga le molle, in tal modo dei carri più rozzi non sentiva i terribili cozzi.

Il più furbo però fu Nerone che di bighe ne aveva un milione non volendo durare fatica scelse quella più larga e più antica.

Ai romani piaceva la biga più dinamica della lettiga. I cavalli vedevi tirar e la biga sentivi tirar.

Viva la Biga, viva la Biga…..Viva la Biga

Testo Teatrale

(LE PAROLE IN STAMPATELLO DEVONO ESSERE PIU MARCATE CON TEMPI LARGHI E TONI SCANDITI)

Che centra la Biga mi chiederete ora, la biga c’entra, anche quando non dovrebbe!

Come si dice:  la bellezza sta negli occhi di chi guarda e così anche la Biga.

Magari voi tenete una lezione sull’esistenzialismo di Sartre e il vostro interlocutore o interlocutrice ci vede la Biga. Oppure voi parlate proprio della Biga e l’altro l’associa al nichilismo di Nietzsche. Incontri e disincontri.

Perché dico questo???? Ma perché sono qui per parlarvi di “Me LI Mè e la teoria della Paella” il racconto dal quale sono nati i personaggi di questa esposizione. Personaggi tutti rigorosamente muniti di Biga. 

Ma come chi è Me LI Mè? Melimè sono IO: la Driade, lo spirito degli alberi, radicata e sospesa tra CIELO e TERRA, tra sogno e realtà. L’ESSERE per eccellenza, beh, almeno nella MIA dimensione che è A L T R O V E. Infatti il mio nome è proprio Me- LI’ – cioè ALTROVE –  ME. Eccomi.  (Indica la foto Melime che mostro io). Non c’è male eh (ti tocchi i capelli per indicare che ti piaci)

Insomma, ritorniamo alla BIGA cioè alla Paella   …. (indichi me che mimo la biga) E tu non fare brutti gesti.

La paella è l’unica padella che non ha il manico. C A P I T O?!

No, va bene che non dovete capire tutto, ma almeno questo, SI!

“Me LI Mè e la teoria della Paella” è tutto incentrato sull’ORGOGLIO. L’orgoglio DI UNA MINORANZA Noooo non è quella gay e neppure THE BLACK POWER.

Mi riferisco al gruppo di persone (per lo più munite di BIGA) che si distinguono dalla moltitudine per complessità del vivere e per la percezione dell’esistenza. Il SENTIRE APPUNTO.

Il Sentire personale NON IN ACCORDO con l’esigenza di adeguarsi a tutti i costi alla NORMA/LEGGE/LOGOS stabilita dalla maggioranza: il cuore morto del sistema – che per brevità chiameremo Regime .

Questo sentire alla fine risulta agli altri – la maggioranza -UN SENTIRE CONTRO. NIENTE PANICO ora le cose stanno andando meglio! Si MEGLIO perché ora anche questa minoranza si sta uniformando STA DIVENTANDO UNA COPIA CONFORME. Ma come conforme a cosa?  Ma al Regime naturalmente!

No000, non è doloroso (Risata) basta guardare la TV e non pensare, Meglio di così, NO?

(ansiosa e preoccupata) Sono COME TU MI VUOI? L’ASPETTO? Come mi trovate? Devo dimagrire?  Ah si, quelle calze che slanciano?  Pure le tette finte…??

(Risata) Ma no che avete capito? Io non sono così ma finché sono QUI devo pur impiegare il tempo e (Risata) va tanto di moda il GIOCO DELL’OCA.

Comunque ritorniamo al racconto uhm uhm da dove cominciare? Dunque ci sono io MELIME, PIXIE e GINGERBELLTAKEITEASY. TRE ESSERI ALTROVE.

NOoo non è una barzelletta. Loro cioè noi provenivamo tutte da ALTROVE per questo ci siamo incontrate. E per fortuna! visto che poi questo Noi sarebbe l’IO dell’AUTRICE. Tranquilli è seguita da un TERAPEUTA…. È tutto sotto controllo.

Ecco questa è Pixie (mostra la foto di PIXIE), dal buffo copricapo rosa da coniglio – (SUSSURRANDO) Pixie è molto timida per questo è diventata istrionica: per nascondersi meglio. Pixie non è ragionevole e in fondo ALTROVE, NON HA MAI AVUTO BISOGNO DI ESSERLO. PIXIE vola in sincopato ad una velocità velocissima e si diverte a apparire e scomparire di colpo.

Poi c’è GINGERBELLTAKEITEASY alias LA DONNA CANE LEONE BATUFFOLO cioè l’intuizione selvaggia fatta persona. È tutt’uno con EASY la sua cagnolina anzi il suo CaneLeoneBatuffolo. Easy è A D O R A B I L E se non la si scambia per un peluche perché altrimenti ringhia e morde. MORDE CHI? Quelli dell’altro mondo naturalmente.

Ma no che avete capito non l’altro mondo (fai più volte il segno della croce) quello che pensate voi l’altro mondo quello rovesciato…. il REGIME! Perché rovesciato? Andiamo con calma, ricordatevi solo che LA BELLEZZA STA NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA E COSI ANCHE LA BIGA.

Ora noi dalla BIGA scoperta proprio non comprendevamo come si doveva vivere nel REGIME, ed infondo non ci importava, Pixie si trasformava, GINGERBELLTAKEITEASY correva ed io guardavo le stelle. Dunque nessun problema se non fosse stato che Frankie, munita anch’essa di BIGA, e sopravvissuta al REGIME, non ci avesse invocato TRASCENDENDO LO STESSO. E dunque PIXIE, GINGERBELLTAKEITEASY ed io, per SOLIDARIETA’ DI BIGA abbiamo deciso di intervenire. Pensate mi sono perfino DOVUTA INCARNARE.

Ora non vi sto a raccontare tutte le peripezie della nostra storia: in parte le conosce solo l’autrice, io che ovviamente sono la sua musa ispiratrice (muovi le dita come se dovessi contare), la gallerista e pochi intimi che hanno avuto accesso alla prima stesura del racconto dal quale sono nate le opere, e che poi ha convolato su tante altre pagine scritte.

Vi anticipo solo che TUTTO SI MUOVERA’ A CAUSA DELLO STRANO FENOMENO DEL ROVESCIAMENTO per cui gli esseri che si attengono esclusivamente ai dettami del REGIME vedono rovesciato qualsiasi soggetto non conforme. Ergo anche qualsiasi Biga che sia lontana dalla norma.

Ad esempio io ME LI ME quando vendo notata (nel REGIME direi raramente) vengo per lo più percepita CAPOVOLTA.

È il famoso fenomeno della FATA MORGANA. NON cominciate a pensare SOLO alla BIGA……

Mi riferisco banalmente a un miraggio che distorce così tanto il soggetto osservato da renderlo INSOLITO, IRRICONOSCIBILE o anche CAPOVOLTO, qualora ovviamente questo sia molto distante dai canoni dell’osservatore. E quale soggetto è più “DISTANTE”: …di chi proviene da ALTROVE?

Immaginatevi dunque i malintesi, gli equivoci e quanto altro da raddrizzare almeno nella percezione visiva dei rovesciati.

Siete curiosi? Non vi resta che leggere il Romanzo sempre che l’autrice sopravvivrà allo stesso. Tranquilli, non vi preoccupate, so per certo che l’autrice è determinata a terminarlo e a pubblicarlo; anche perché lei stessa è curiosa di SAPERE (SUSPACE) come andrà a finire.

   canzone Paolo Poli…..

Claudia Bellocchi

“Melimé e le Donne Capovolte: ovvero, una Fiaba per il divenire-donna”

“…anche le donne devono divenire donna”

 (G. Deleuze – F. Guattari, Millepiani. Capitalismo e schizofrenia, 1980, 2006)

Artista visiva e narratrice, Claudia Bellocchi – a quattro anni dall’installazione site specific Storie a Strisce”, con la quale sotto l’apparente leggerezza dei cantafavole, aveva messo in scena la ricerca dell’identità desiderata e di un’identità sempre diversa da quella avuta in sorte, per destino o appartenenza, biologico o sociale –  torna con “Melimé e la teoria della paella” a interrogarsi, e ad interrogarci, su alcuni dei temi fondamentali del suo percorso di ricerca, non solo artistica, quali l’identità-donna, la condizione femminile e la violenza di genere, assunti a parametro delle forme di dominio, contraddizioni e violenza del nostro tempo crudele.

Se, infatti, nelle narrazioni di storie surreali e di personaggi paradossali, immaginati, raccontati e raffigurati in questo nuovo ciclo organico di pitture, scritture, performance e libri d’artista, permane l’impronta derivata dalla riflessione di Italo Calvino sul “fantastico” “come gioco, ammicco, e anche meditazione sugli incubi e i desideri nascosti dell’uomo contemporaneo” e dalla lezione americana sulla “leggerezza” come “leggerezza della pensosità” e “la ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere”, le Donne Capovolte di Claudia Bellocchi attengono tuttavia nella loro sostanza profonda ad un territorio più prossimo alle declinazioni del “teatro dell’assurdo” e del “teatro della crudeltà”, che esasperano i colori del fiabesco rappresentato.

Nei “ritratti di scena” e nei testi che li accompagnano/integrano/rovesciano si viene strutturando una sorta di  Fiaba per donne, in cui si evocano luoghi e paesaggi onirici, si suscitano stravaganti personaggi, s’addipanano inquietanti vicende e rivelatrici, e le cui protagoniste – le sei Donne Capovolte, dai nomi allegorici, che si muovono speculari tra il mondo dell’“Altrove” ( Melimé , Pixie e GingerBellTakeItEasy ) e il mondo del “Regime” (Sofia, Frankie e Sabrina), nei loro scambievoli ruoli di protagonista/antagonista/attante – sono rese empatiche “dalla scelta della tecnica espressiva e dalla molteplicità del segno creativo, funzionali all’espressività emozionale, di cui l’opera è rivelazione viva”.

È su questo libero territorio deterritorializzato che si colloca l’azione del “fantastico” di Claudia Bellocchi, di Melimé e delle Donne Capovolte. Al punto che nella struttura speculare della fabula di “Melimé e la teoria della paella” – se l’artista-narratrice assume come una delle due declinazioni dello “Spazio” quell’Altrove al di là dello specchio di Alice, primigenio ed incorrotto,coincidente con l’” ‘altro’, ‘diverso’ reame, che può essere situato molto lontano in linea orizzontale o a grande altezza o profondità in senso verticale”, di cui parla Propp come il luogo in cui si trova l’oggetto della ricerca dell’eroe – lo “Spazio” al di qua dello specchio è il Regime, in cui si invera il concetto di Deleuze e Guattari, dell’uomo, il maschio, come “il referente privilegiato della soggettività, portabandiera della norma/legge/logos [che] rappresenta la maggioranza, il cuore morto del sistema” , ovvero del “soggetto bianco, maschile, egemonico e proprietario che pone la propria coscienza come sinonimo di soggetto universale di conoscenza e mette sul mercato una serie di “altri” come suoi ontologici oggetti di scena”, donne, bambini, animali, corpi.

Se nell’incipit del percorso di Claudia Bellocchi – nella rivelazione a sé della natura dell’interiore inquietudine espressiva e del suo composito universo narrativo e visivo – rimane fondante l’esperienza del viaggio in Argentina e la scoperta della temperie artistica della Nueva Figuraciòn dei pittori del BarbarO, Noé, Deira, Macciò, De la Vega, di cui l’artista stessa scrive che “mi diedero il coraggio di essere quale sono”, in quanto “tutto si muove attraverso uno strano sincronismo che, se sappiamo riconoscere, ci dà una sicurezza nell’incertezza totale della vita”; se in mezzo ci sono esperienze lunghe di studio, di analisi e di auto/analisi, che liberano ed esaltano, nei testi teatrali e performativi, la dimensione del fantastico perché dia voce all’indicibile degli incubi e rappresentazione all’irrappresentabile degli orrori del nostro quotidiano; in “Melimé e la teoria della paella” agiscono in profondità – oltre le storiche teorizzazioni di Simone de Beauvoir in Il secondo sesso – le suggestioni di Gilles Deleuze e Félix Guattari intorno al tema del “divenire- donna”. Quel “divenire-donna” – e per analogia il divenire di Alice, sempre più o troppo piccola/grande, o per opposizione la Jeune-Fille di TIQQUN, figura della giovinezza e della femminilità, consumatrice e bene di consumo al tempo stesso – che altresì “libera linee di deterritorializzazione che conducono ad un divenire bambino, divenire animale, divenire corpo, divenire impercettibile”.

È qui che agiscono Melimé , Pixie e GingerBellTakeItEasy e i loro doppi Sofia, Frankie e Sabrina, con il peso e la libertà del loro ineludibile affermare la necessità del divenire-donna, per destrutturare il Regime e ladualità maschile/femminile che lo conforma, e riguadagnare l’Altrove.

Anna Cochetti

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