La ballata di Cuor Contento

Cuor contento_Tecnica mista su tavola_ cma 60 x 85

Cuor Contento _ Tecnica mista su tavola _ cm 60 x 85

Cuor contento

è sempre attento

ed allegro saltellando

va regalando

ai gentil visi

tanti sorrisi

sian essi di umani, di animali o di marziani improvvisi

solo la storia ce lo dirà!

Ed anche se mamma e papà

un po’ corrucciati stan separati

cuor contento sa

che sempre sta

nel cuore di mamma e papà

Tra parenti ed amici

non fa capricci o bisticci

per giochetti o scherzetti.

Luminoso a testa alta sempre va

e per la sua gioia contagiosa 

riceverà tanta serenità

anche da mamma e papà

che alla fine sorrider vedrà.

Claudia Bellocchi: Le Storie Raccontate per Immagini

di Gianleonardo Latini

L’ariosa esposizione nella Biblioteca Marconi è l’occasione per presentare la stretta connessione tra immagine e parole, occasione fornita dai racconti di Claudia Bellocchi, racconti che vivono nelle opere pittoriche dell’autrice.

Parole dalle note surreali che vivono attraverso l’immagine, come stigmatizza nella presentazione il critico Roberto Cristini [Le parole e le immagini, elementi simbolici della religiosità secolare, si dipanano per poi sedimentare al sicuro nella culla dell’immaginario collettivo.] e prosegue [Esse trasmutano, divenendo microstoria e attualità militante.] [La sua è una visione allegorica e disincantata di una infanzia edenica, vissuta nella dimensione mitico fiabesca che ben si presta alla “pièce” teatrale (il rito assolutorio, la catarsi per eccellenza).]

Non una semplice mostra, ma una rappresentazione dell’immaginario orale “filtrato e dosato” dall’autoironia. Come un gioco di prestigio da una striscia di colori rifulgenti appaiono improvvisi sulla scena, come i coriandoli di carnevale, personaggi buffi o inquietanti: la festa porta all’incontro con se stessi e con l’umanità piena di bellezza e di contraddizioni senza che la gioia possa lasciare il cuore.

L’autrice Claudia Bellocchi illustra il racconto con lunghe strisce pittoriche ed opere di formato più piccolo; tra sorrisi, risa e malinconia, la storia scorre tra enigmi, giochi e tranelli, perché crudele a volte è la favola: ce lo insegnano la Fontaine e Perrault; ma le favole non spaventano il cuore dei fanciulli che credono ai miracoli e agli animali parlanti: nella favola si può cancellare l’aspetto crudele e far svanire ogni diversità col gesto gentile di una bambina che esprime un desiderio soffiando sui semi di un fiore incantato.

E’ da qui che nasce l’energia per affrontare la vita, per costruire l’imprevedibile, per creare e sperare nell’invisibile.

I bambini non hanno paura del mondo mentre gli adulti che hanno ingabbiato l’immaginazione e la speranza, si!

Racconti fantastici, filastrocche, e ballate sono un modo di parlare della vita, abbracciandola tutta con una leggerezza mai superficiale: questa è l’eredità che ci hanno lasciato i maestri come Calvino e Cortazar, o pedagoghi della fantasia come Rodari e Fo; questa, celebriamo nelle strisce e nelle opere pittoriche che illustrano momenti dei racconti di Claudia Bellocchi.

Riflessi di realtà apparente. Claudia e il suo doppio

di Roberto Cristini

«naître du matériau […] se nourrir des inscriptions, des tracés instinctifs.» (sorgere dal materiale […] nutrirsi delle iscrizioni, delle disposizioni istintive)

(Jean Dubuffet)

Confesso. Il primo approccio all’arte di Claudia è stato da storico dell’arte consapevole della periodicità del fare artistico, delle influenze alle quali siamo soggetti: visioni, pensieri che si materializzano come fantasmi nelle tenebre, suoni ancestrali che percorrono le nostre fibre sensoriali, lasciando tracce esterne emblematiche sulla tela, nel pensiero,  nei nostri comportamenti quindi nel ricordo.

Tutto questo rappresenta la storia con la “s” minuscola, quella, per intenderci, che tutti noi quotidianamente viviamo o subiamo in modo consapevole o inconsapevole, secondo i casi. In Claudia il confine tra l’essere artista, personaggio, maschera ambigua della quotidianità borghese è assai tenue. Claudia è tout court quello che rappresenta sulla tela: essere dai mille volti che vive di rappresentazioni affabulanti alle quali infonde vita con i colori da urlo espressionista. Scrive, dipingendo in forma diaristica. Le sue immagini sembrano possedere il dono della parola. “le Storie a Strisce” si configurano al contempo come scrittura profetica, prassi psicanalitica, pittura a sonorità polifonica. Quello che avveniva, con modalità mediatiche diverse, nei cantastorie o nei “griot” di africana memoria, negli sciamani delle culture altre; tutti, in ugual misura, depositari della memoria storica, cantori della vita e della morte: custodi del passato che ritorna ciclicamente nelle vesti dei fantasmi della coscienza. Le parole e le immagini, elementi simbolici della religiosità secolare, si dipanano per poi sedimentare al sicuro nella culla dell’immaginario collettivo. Esse trasmutano, divenendo microstoria e attualità militante.

Gli influssi nella parabola artistica di Claudia – regista e generatrice del teatrino dell’assurdo dove si muovono Barrišnikov, Il Rabdomante, Jonas il menestrello, e tanti altri – sono diversi: dalla letteratura onirica al cinema, dalla leggenda metropolitana gridata e graffiata dai writers alla nota estenuante del rap sub-urbano. La sua è una visione allegorica e disincantata di una infanzia edenica, vissuta nella dimensione mitico fiabesca che ben si presta alla “pièce” teatrale (il rito assolutorio, la catarsi per eccellenza). Il tutto filtrato e dosato dall’esercizio dell’autoironia, sferzante e inesorabile, in grado di offrirci una chiave di lettura attraverso gli infingimenti del sogno, nell’inquietudine parossistica del dovere essere quello che realmente non si è, o non si potrà mai essere. Piangere e rimpiangere. Ridere, svelarsi e celarsi, correre ed essere rincorsi…. All’infinitooooo ……..!!!!!!

 Ad maiora ! Claudia.

Vorrei chiosare queste brevi note da storico dell’arte pedante, proclive al consiglio bibliografico, citando un libro scritto da Corrado Ricci, illustre archeologo e storico dell’arte L’Arte dei Bambini, pubblicato nel lontano 1887: libriccino di fino Ottocento, quanto mai attuale e profetico, lo sarà anche per Claudia. Esso ci aiuta a capire meglio l’evoluzione dei processi artistici che seguirono al Novecentismo, a ricordarci quanta infanzia sopravvive e si agita nell’adulto: artista inconsapevole, attore tragicomico del suo doppio. Buona lettura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.