DiatryMa-tus Trita-totus per gli amici Gigi

DiatryMa-tus Trita-totus venne prima della preistoria, prima dei dinosauri, prima dei pterodattili; fu originato da uno speciale impasto cosmico primordiale: un insieme di cellule microscopiche mescolate ad un pizzico di terra, qualche lampo e una spolverata di farina di luna che rese speciale il suo piumaggio.

DiatryMa-tus Trita-totus fece la sua entrata sulla terra subito dopo il Big Bang: era uno splendore con le sue piume argentate che non si sporcavano mai, neppure con un filo di polvere! Sebbene non avesse una silhouette slanciata, il suo simpatico cipiglio e la sua lucentezza lo rendevano irresistibile; poteva nutrirsi di qualsiasi cosa senza risentire di alcuna intolleranza e invece delle puzzette produceva un’aria profumata: puro ossigeno e violette!

DiatryMa-tus Trita-totus sapeva che si sarebbe estinto: c’era solo lui così! Questo l’aveva potuto verificare in eoni di eoni-oni, ma a lui non importava. Dopo tutti questi eoni di eoni-oni aveva perso le sue lunghe piume: al loro posto crescevano peluzzi bianchi che lo facevano apparire abbastanza spennacchiato e un po’ attempato. All’inizio DiatryMa-tus Trita-totus era solo sulla terra e passava il tempo ad osservare, respirare e godere della natura circostante; in seguito, con l’arrivo di altre specie, ebbe un gran da fare. Di buon cuore, DiatryMa-tus Trita-totus s’impegnò a dare il benvenuto e a formare un comitato di accoglienza per i nuovi esseri; riscuoteva sempre un certo successo: da gran simpaticone qual era, fraternizzava facilmente, si faceva chiamare dagli amici Gigi e poi, con quel profumo di violetta ..

A dir il vero DiatryMa-tus Trita-totus aveva avuto un po’ di difficoltà con gli umani, non tanto a causa del suo raro aspetto, ma per lo spavento che creava loro, gli umani, quando cominciava a parlare. Molti letteralmente fuggivano gridando: «Un animale che parlaaaa!!!» e tutte le volte rispondeva furente: «Animale, chi!?». Su questo punto era proprio permaloso e non voleva intendere ragioni; soprattutto quelle di alcuni amici che cercavano di spiegargli, che loro, gli umani, a dispetto degli altri esseri viventi parlavano, mentre si spaventavano costatando queste capacità in un essere meno evoluto! «E VO LU TI !?» sillabava DiatryMa-tus Trita-totus gridando con sconcerto: «Perché invece di camminare a quattro zampe ora riuscivano a muoversi eretti su due? O perché parlando, parlando, parlando si erano definiti pensanti?»; e proseguendo tra sé: «Che sciocchi! Non capiscono il linguaggio degli altri esseri e si credono più evoluti!». In fondo DiatryMa-tus Trita-totus pensava che questi umani, più che evolversi erano regrediti: continuavano litigare tra loro ma nel nome del loro unico Dio; mentre altri idoli, di cui neppure si accorgevano, condizionavano  la loro esistenza. <<Sarà perché gli umani non hanno eretto loro degli altari?>> si chiedeva a volte ironico, e poi sorridendo tra sé <>.

DiatryMa-tus Trita-totus si svegliò un giorno con l’idea di concedersi una vacanza e nonostante fosse anfibio, per stare più comodo, decise di rilassarsi nel fondo del mare affittando un sottomarino. Non aveva voglia di rifugiarsi sulle cime della montagna tra i guru e i celebrati saggi e soprattutto non voleva essere trovato! Aveva visto tutto e l’opposto di tutto, aveva goduto del bello, si era inorridito del brutto ed ora ambiva al silenzio primordiale della sua prima infanzia.

La vacanza trascorreva tranquilla finché, il piccolo mare nel quale villeggiava, si prosciugò e il suo lungo silenzio primordiale venne interrotto dai forti gemiti che provenivano al di fuori del sottomarino. Nel cielo si era formata una cappa, una grossa cappa scura e puzzolente che non permetteva di respirare e sulla terra si era diffuso il panico: chi accusava il famoso buco dell’ozono; chi lo scioglimento delle calotte antartiche; chi si raccomandava agli Dei; chi, per tutte le porcherie ingurgitate, si era trasformato in palloncino aerostatico e non riusciva ad atterrare; strane teste apparivano nel cielo e si scontravano miseramente contro la cappa; elementi evanescenti si solidificavano. Insomma, c’era un gran marasma nel quale non ci si capiva più nulla e gli umani, soprattutto gli umani,  si lagnavano continuamente!

Dalla moltitudine di lamentosi si sollevò Ernesto, l’ultimo amico umano di Gigi, che pensò di reagire e poiché non era uno scienziato ma un gran praticone decise d’intraprendere l’unica cosa sensata rimasta, cioè fare qualcosa! Anzitutto decise di avvisare Gigi, poiché tutti sanno che “l’unione fa la forza”. Si mise tutto in ghingheri e lo chiamò; erano anni che i due amici non si vedevano e Gigi quasi non riconobbe Ernesto: era abituato a vederlo con la tuta da meccanico! Ernesto chiese a Gigi di aiutarlo a togliere quell’orribile cappa e Gigi, che voleva bene all’amico, accettò. Il passo successivo era quindi trovare una soluzione. Quale? Rompere la cappa col martello sembrava difficile e poi i pezzi sarebbero caduti in basso ed era troppo tardi per graduali azioni ecologiche: la catastrofe naturale sembrava ormai irreversibile; non si vedeva più la luce del sole ed alcune piante ed animali erano così avviliti che deperivano per tristezza. I pesci poi, si erano portati via l’acqua nel più recondito degli anfratti per preservarla dalla pioggia che scendeva giù tanto sporca da sembrare quasi lo scarico di una lavatrice! Inoltre, sembrava quasi che la cappa si alimentasse di tutto ciò che era schifoso: bugie, cattiverie, dispetti e soprattutto l’assenza si speranza e con tutti i lamenti che c’erano, s’ingrandiva sempre di più.

Pensando, pensando, Ernesto e Gigi, giunsero entrambi alla stessa conclusione: forse Gigi  poteva trasformare la cappa… Si! Perché Gigi ingurgitava qualsiasi cosa senza ammalarsi e per di più rilasciava nell’aria puro ossigeno e violetta che produceva costantemente con la digestione. Gigi poteva mangiare la cappa! Oltre alle piume però gli erano caduti anche i denti, quindi inizialmente con gran dispiacere di entrambi, dovettero scartare la loro idea migliore.

Ernesto era anche un gran testardo e non trovando una dentiera adatta a Gigi, pensò di costruire un aspira-sminuzza-trasforma-polverizza-tore in modo da evitare all’amico il problema di masticazione trasformando la cappa in una specie di poltiglia da assumere con la cannuccia come una bibita (per fortuna Gigi non aveva una gran sensibilità per i sapori!). Gigi contento della proposta di Ernesto, salì sopra il sottomarino e avvicinandosi allo aspira-sminuzza-trasforma-polverizza-tore cominciò a ingoiare, emettendo ossigeno e fragranze alla violetta.

DiatryMa-tus Trita-totus per gli amici Gigi -Olio su tavola – 60 x 80 cm

DiatryMa-tus Trita-totus per gli amici Gigi -Olio su tavola – 60 x 80 cm

L’aspira-sminuzza-trasforma-polverizza-tore era proprio una gran macchina perché aspirava, sminuzzava e trasformava così bene certe schifezze, come le bugie, i gas di scarico, i rifiuti delle industrie che quasi non sembravano tanto cattive.

Per fortuna che, mentre gli altri si abbandonavano al “pianto del coccodrillo”, Ernesto e Gigi si diedero da fare e la cappa piano piano stava diminuendo! Ernesto non lasciò Gigi un momento: preferiva stare accanto all’amico incoraggiandolo con tutto l’entusiasmo e l’affetto che poteva.

Come finì l’impresa? Non finì: Gigi ed Ernesto continuano tuttora a fare del loro meglio conservando la speranza che qualcuno alla loro estinzione, segua il loro esempio!

Fine

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