Inquieta Imago

inquieta imago(1)

COME SUBLIMARE L’ORRORE IN CANTO?

Quando l’impulso irresistibile del gesto svela abissi tormentati dell’anima

dove bellezza e orrido lottano in passionale amplesso.

Quando il colore irrompe magnifico e cruento

a rivelare maschere emblematiche di un tempo mostruoso,

è ora che lo “spettatore”, coautore inconsapevole,

irrompa in quel corale immaginario che, nel guardare e nel sentire,

completa un’Opera Profetica d’Artista.

Non è casuale che una pittrice veemente e smisurata come Claudia Bellocchi

porti questo nome: predestinazione ineluttabile al mistero dell’arte visiva.

Giovane donna sensibile e complessa avida di pittura

BELLOCCHI

è l’anello necessario di un’unica catena in cammino per cambiare il Mondo

che, come ricordava Brecht: “Ha bisogno di essere cambiato”.

Ma come nasce e come si spiega quel segno aggressivo,

spietato e rutilante che lascia stupefatti e stremati

ebbri di materia al primo sguardo?

Proiezione ossessiva di un sogno ricorrente o allucinata sintesi

di troppi incroci ancestrali detti eufemisticamente inconscio?

Riflesso profetico dell’Umano mutante

che si annulla nell’improvviso orrore di sé

dissolvendo in altre dimensioni per la salvezza della Terra?

O si tratta di pura espressione delirante del colore destinata a colpire,

come da sempre, l’arma impropria dell’artista?

Materia furente che assume corpo e vive di vita propria

nella decadenza di un mondo che muta in orrido gridando?

Specchio di inusitate aritmie del pensiero

a riflettere mostruose proiezioni del reale?

Nostalgia di irresistibili tremori,

o incanto irripetibile di un’infanzia sospesa sull’abisso

che la mano inquieta dell’artista traduce in visioni da brivido?

E dunque incubo attraente della fiaba mai trascorsa

che riporta sempre al Bosco Delle Ninfe?

Chissà quali reazioni potranno scaturire dall’impatto cruento

tra un nuovo figurativo ermetico e l’acuto autoritratto di un’anima gentile.

A noi basta segnalare che l’arte di Claudia Bellocchi, crudele e irresistibile,

la possiedi voluttuosamente  imprigionandola negli occhi.

Sarina Aletta

 

http://www.teatriincomune.roma.it/events/inquieta-imago/

 

Umanità perduta, batti e percuoti te stessa! Come può appagarti l’amore delle distratte maschere di un teatro inconsapevole? Le tetre forme della paura sorgono e brillano come un’aurora boreale: si può forse sfuggire a un presente vano e mutevole? L’oblio grida la tua sterile vendetta mentre il ventre rinnega la nascita e riproduce abortendo piccoli mostri come germogli di vita.

I folli saggi piangono l’inquieta imago riflessa e rifiutata: la camicia di forza della normalità onnipotente piega gli animi all’autentica menzogna di sé.

Batte e percuote la folle ricerca del senso insensato! Batte e percuote l’annunciata superiorità delle misere ed insulse scuse; delirio silente che annebbia il disagio urlante di una tacita agonia.

Batti e percuoti in un mondo rovesciato dall’insidia artificiale: soffoca lo squallore pulsante del semplice respiro, strozzato, nella guerriglia contemporanea, da serpenti di gas nervini.

Batti e percuoti mentre corri a salvarti, inseguendo strade senza uscita dipinte dal potere fantoccio che traccia il segno di un’estetica di Pace.

Neppure chi è stato all’inferno potrebbe comprendere questo diffuso abominio! La speranza di una routine, alimentata da shot alcolici di metallo fuso, rinuncia al pane quotidiano. Nessuno più verrà a chiederti conto dell’eclisse perpetua mentre coprirai le più piccole forme di vita con il sangue e la pece bollente, per far indietreggiare il nemico inesistente. La ragion melliflua di un intelletto ipertrofico avvolge la tua impotenza attutendo i colpi di un’onestà acuminata e vorace!

Batti e percuoti ma almeno piangi i folli saggi, che come indovini, una volta, annunciarono la tua rovina.

Elicriso inconsolabile sfugge alla morte per la vita, fiorendo nell’arido deserto fatto discarica. Voler vivere mentre gli altri muoiono lentamente nel cemento e nell’immondizia della loro ipocrisia, è il più pesante insulto alla realtà ottusa e prepotente di un’umanità che batte e percuote; ma nella sua fragilità, la forte volontà si dimena incontrollabile e tende la mano anche a chi illude possa dare o ricevere ancora il sensibile verso, la poesia amena, una carezza o lo sguardo più attento di un cieco amorevole.

Nel rumore dei bombardamenti quotidiani e nell’inflazione delle immagini stagnanti, oppio visivo degli assenti accondiscendenti, Elicriso continua a creare per non dimenticare. Onde tempestose di colore s’infrangono lievi come la richiesta di aiuto nelle pieghe dell’essere.

Nella solitudine piena, tra affollati vuoti, canta afona la danzatrice su una sedia a rotelle. Se l’infinito è musica, Elicriso, puoi ancora volare: è il tuo dono e di nessun altro! Non comprendi quest’umanità inumana che percuote e batte, ma come i folli saggi, puoi viaggiare, sopra le righe a te incomprensibili di un perbenismo falso e bieco; forse è questo il tuo volo: traversare senza farti contaminare, conservare lo spirito originario della libertà insensata, la tua libertà nel dolore e nell’amore naturale, tra gli spasmi e le distensioni nella semplicità complessa del vivere.

Claudia Bellocchi

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Il pianto di Elicriso cm 120 x 80 olio su papel misionero

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La casa nel bosco cm 120 x 80 olio su papel misionero

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Un ronzio nella testa cm 120 x 80 olio su papel misionero

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Shock The Monkey cm 120 x 80 olio su papel misionero

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Ragione e Sentimanto cm 120 x 80 olio su papel misionero

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Fluorescenze cm 120 x 80 olio su papel misionero

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Shock Bamboline cm 120 x 80 olio su papel misionero

Attento Lupo! cm 120 x 80 olio su papel misionero

Attento Lupo! cm 120 x 80 olio su papel misionero

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Barbablù cm 120 x 80 olio su papel misionero

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Allegria e tristezza cm 120 x 80 olio su papel misionero

Metamorfosi cm 120 x 80 olio su papel misionero

Metamorfosi cm 120 x 80 olio su papel misionero

https://romaculturamensile.wordpress.com/2017/03/01/claudia-bellocchi-in-bilico-tra-sogno-e-tenebre/